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Servizi di supporto psicologico

Offro percorsi di sostegno psicologico personalizzati, rivolti a diverse fasi della vita e a differenti bisogni emotivi e relazionali

Chi sono

Sono la Dott.ssa Stefania Sacco, psicologa clinica e di comunità, specializzanda in psicoterapia sistemico-relazionale.
Ho scelto questo lavoro perché credo nel valore delle relazioni e nella possibilità che, attraverso uno spazio di ascolto autentico, le persone possano ritrovare significato, equilibrio e nuove modalità di stare con sé stesse e con gli altri.

Ansia post COVID: quando la pandemia continua a farsi sentire

La pandemia è finita come emergenza quotidiana, ma per alcune persone la sensazione di essere tornate davvero alla normalità non è arrivata nello stesso momento.

Ci sono esperienze che terminano sul piano degli eventi, ma continuano a lasciare tracce nel modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e ciò che ci circonda. Il COVID può essere una di queste. Per alcune persone ha significato paura della malattia, perdita, isolamento o preoccupazione per i propri familiari. Per altre ha rappresentato soprattutto una lunga esperienza di incertezza, cambiamento improvviso e impossibilità di prevedere cosa sarebbe accaduto.

È anche in questo spazio che può comparire quella che viene comunemente chiamata ansia post COVID: una difficoltà a sentirsi nuovamente al sicuro, anche quando le condizioni esterne sono cambiate.

Non significa necessariamente che la persona stia vivendo un disturbo psicologico. Significa piuttosto che un’esperienza prolungata può aver modificato alcune modalità con cui ci si protegge, si controlla ciò che accade o si affrontano le situazioni imprevedibili.

Quando l’emergenza finisce, ma il senso di allerta rimane

Durante la pandemia molte persone hanno dovuto modificare rapidamente abitudini consolidate.

Ciò che prima sembrava normale poteva improvvisamente essere percepito come rischioso. Un incontro, un viaggio, un luogo affollato o persino la vicinanza fisica con qualcuno potevano assumere un significato completamente diverso.

In una situazione di questo tipo, prestare attenzione diventa comprensibile. Il problema può emergere quando quella modalità di attenzione rimane attiva anche dopo che il contesto è cambiato.

Ci si può accorgere di controllare maggiormente il proprio corpo, preoccuparsi per piccoli segnali fisici, evitare alcune situazioni o sentirsi a disagio quando non è possibile prevedere cosa succederà.

L’ansia, in questo senso, non nasce necessariamente da un pericolo presente. Può essere legata anche a ciò che abbiamo imparato ad aspettarci.

Quando per molto tempo l’incertezza è stata associata alla possibilità che qualcosa andasse storto, tornare a vivere con maggiore spontaneità può richiedere un processo graduale.

L’ansia dopo il COVID può riguardare anche il bisogno di controllo

Una delle esperienze psicologiche più profonde lasciate dalla pandemia può riguardare il rapporto con il controllo.

Sapere cosa sarebbe successo il giorno successivo non era sempre possibile. Regole, limitazioni, informazioni e prospettive potevano cambiare rapidamente. Molte persone hanno sperimentato una forma di incertezza difficile da governare attraverso le consuete strategie.

In seguito, può rimanere il bisogno di prevedere tutto.

Controllare continuamente le informazioni, organizzare ogni dettaglio, anticipare possibili problemi o evitare situazioni difficili da gestire possono diventare modi attraverso cui cercare una sensazione di sicurezza.

Il controllo, però, ha un limite inevitabile: la vita continua a contenere una quota di imprevedibilità.

Per questo alcune forme di ansia post pandemia possono essere comprese non soltanto come paura, ma come difficoltà a tollerare nuovamente ciò che non può essere previsto.

Non è necessariamente il controllo in sé a rappresentare il problema. In alcune situazioni è una risorsa. La questione riguarda piuttosto quanto spazio occupa e cosa succede quando diventa difficile farne a meno.

Quando tornare alla normalità non significa sentirsi come prima

Dopo un’esperienza collettiva così intensa, può esistere anche un’aspettativa implicita: una volta terminata l’emergenza, tutto dovrebbe tornare esattamente come prima.

Ma le persone non attraversano i cambiamenti tornando semplicemente al punto di partenza.

Alcune hanno perso persone importanti. Altre hanno vissuto periodi di isolamento, difficoltà economiche, cambiamenti professionali o tensioni familiari. Per qualcuno il periodo pandemico ha modificato profondamente il rapporto con il tempo, con il lavoro, con la socialità o con le proprie priorità.

Per questo non sempre ciò che viene definito “ritorno alla normalità” coincide con ciò che una persona sente di poter vivere come normale.

Può esserci nostalgia per il passato, ma anche la consapevolezza che quel passato non esiste più nello stesso modo.

In questo senso, alcune conseguenze psicologiche della pandemia possono essere legate non soltanto alla paura del COVID, ma al processo più ampio di adattamento a una realtà che nel frattempo è cambiata.

Le relazioni possono essere diventate un luogo diverso

La pandemia ha modificato anche il modo di stare in relazione.

Per un lungo periodo la distanza fisica è stata una forma di protezione. Incontri, abbracci, vicinanza e socialità hanno assunto significati nuovi. Alcune persone hanno riscoperto il valore dei legami; altre hanno sperimentato solitudine, conflitti o una maggiore difficoltà nel mantenere rapporti.

Quando le relazioni tornano a essere più libere, non tutti recuperano automaticamente le modalità precedenti.

Qualcuno può sentirsi affaticato dagli ambienti sociali. Qualcun altro può provare disagio nel ritornare a una vita molto piena. Altri ancora possono scoprire di avere cambiato priorità e di desiderare relazioni diverse.

Questo aspetto è particolarmente importante perché il disagio psicologico non riguarda sempre esclusivamente ciò che accade “dentro” la persona. Può emergere anche nel modo in cui ci si muove dentro i propri legami.

L’approccio sistemico-relazionale considera proprio questa dimensione: la persona viene osservata anche all’interno delle relazioni e dei contesti di vita che contribuiscono a dare significato alla sua esperienza.

Quando una fase di cambiamento modifica gli equilibri relazionali, può quindi essere utile uno spazio in cui comprendere non soltanto ciò che si prova, ma anche ciò che è cambiato nel modo di stare con gli altri. In questo senso, il supporto psicologico individuale può rappresentare uno spazio di riflessione quando la fatica viene vissuta soprattutto sul piano personale.

La paura di ammalarsi non è l’unica possibile traccia

Quando si parla di ansia post COVID, è facile pensare immediatamente alla paura del contagio o della malattia.

L’esperienza può però essere più ampia.

Può riguardare la paura di perdere nuovamente una persona cara, il timore che un evento improvviso possa sconvolgere i propri programmi, la difficoltà a fidarsi delle proprie percezioni o una maggiore sensibilità verso tutto ciò che ricorda un periodo vissuto come minaccioso.

Per alcune persone può emergere anche una particolare attenzione ai segnali del corpo.

Una sensazione fisica viene osservata, interpretata e controllata con maggiore preoccupazione. Da lì può nascere un circolo in cui l’attenzione aumenta l’ansia e l’ansia rende ancora più evidente ogni sensazione.

Non è utile trasformare automaticamente questa esperienza in una diagnosi. È più rispettoso chiedersi che significato abbia assunto quella sensazione nella storia della persona.

Una stessa esperienza può avere infatti significati molto diversi.

Per qualcuno può essere il ricordo di una perdita. Per qualcun altro può rappresentare il timore di perdere il controllo. Per un’altra persona ancora può essere collegata a un periodo in cui si è sentita particolarmente sola o vulnerabile.

Comprendere questo significato può essere più utile che cercare semplicemente di eliminare la paura.

Quando l’ansia post pandemia entra nella quotidianità

Una certa prudenza può essere comprensibile dopo ciò che è stato vissuto. Diventa invece importante osservare cosa accade quando la preoccupazione comincia a restringere progressivamente lo spazio della vita.

Può succedere, per esempio, che si rinuncino a esperienze desiderate, che si evitino luoghi o situazioni, che la socialità diventi faticosa oppure che la mente rimanga costantemente impegnata nell’anticipare ciò che potrebbe accadere.

In questi casi il problema non è soltanto provare ansia.

È il rapporto che si crea con quell’ansia.

Se ogni emozione viene interpretata come un segnale di pericolo, è possibile che aumenti il bisogno di controllarla. E più si cerca di eliminare completamente l’incertezza, più ogni elemento imprevedibile può diventare difficile da tollerare.

Questo non significa che una persona debba semplicemente “lasciarsi andare”.

Significa piuttosto che può essere utile comprendere cosa sta cercando di proteggere quella parte di sé che continua a rimanere in allerta.

Il corpo può ricordare ciò che la mente considera ormai passato

Esiste una differenza importante tra sapere razionalmente che una fase è terminata e sentirsi realmente al sicuro.

Una persona può pensare: “So che oggi posso uscire, viaggiare, incontrare gli altri”, e contemporaneamente avvertire una tensione difficile da spiegare.

Questa apparente contraddizione non significa necessariamente essere irrazionali.

Le esperienze emotivamente intense non vengono elaborate soltanto attraverso il pensiero consapevole. Possono lasciare tracce nelle abitudini, nelle reazioni automatiche, nelle aspettative e nel modo in cui interpretiamo ciò che accade.

Per questo non sempre basta dirsi che “non c’è più motivo di preoccuparsi”.

La parte più razionale può aver già compreso qualcosa che, sul piano emotivo, richiede più tempo per essere assimilato.

Anche questo può spiegare perché alcune persone continuino a percepire una certa distanza tra ciò che pensano e ciò che sentono.

Non tutto ciò che è cambiato deve necessariamente tornare indietro

C’è poi un’altra dimensione che merita attenzione.

La pandemia non ha soltanto prodotto paure. Per alcune persone ha anche reso più evidente il desiderio di cambiare.

Ci si può essere accorti di quanto fosse diventato pesante un determinato lavoro, di quanto poco spazio fosse rimasto per sé, di quali relazioni fossero realmente significative o di quanto bisogno ci fosse di rallentare.

Non ogni cambiamento successivo alla pandemia deve essere letto come una conseguenza negativa.

Alcune trasformazioni possono avere aperto una riflessione personale importante.

La difficoltà può nascere quando non si riesce più a distinguere ciò che appartiene a un bisogno autentico da ciò che deriva invece dalla paura.

Per esempio, scegliere una vita sociale più selettiva può essere una scelta consapevole. Evitare sistematicamente ogni situazione sociale perché genera ansia è un’esperienza diversa.

La differenza non sta sempre nel comportamento osservabile, ma nel significato che quel comportamento assume nella vita della persona.

Quando può essere utile fermarsi ad ascoltare ciò che è rimasto

Non esiste un momento uguale per tutti in cui l’ansia post COVID dovrebbe scomparire.

Non esiste neppure una soglia precisa oltre la quale una persona dovrebbe necessariamente chiedere aiuto.

Può però essere significativo fermarsi quando ci si accorge che alcune paure continuano a condizionare scelte, relazioni o possibilità che si vorrebbero vivere diversamente.

Può essere il caso di chi sente di evitare sempre più situazioni, di chi vive una preoccupazione costante, di chi fatica a fidarsi del proprio corpo oppure di chi avverte una distanza tra la vita che conduce e quella che vorrebbe tornare a vivere.

In questi momenti, chiedere un confronto non significa stabilire che “c’è qualcosa che non va”.

Può significare dare un significato a ciò che è successo e comprendere come quell’esperienza continui a essere presente nel modo di vivere il presente.

Il supporto psicologico online può inoltre offrire una possibilità di ascolto anche a chi preferisce affrontare questo passaggio da uno spazio abituale e riservato, con colloqui svolti online.

Ritrovare sicurezza non significa dimenticare ciò che è successo

Forse uno degli aspetti più importanti da considerare è proprio questo: stare meglio non significa necessariamente tornare alla persona che si era prima della pandemia.

Ogni esperienza significativa modifica qualcosa.

L’obiettivo non è cancellare il passato né convincersi che ciò che è accaduto non abbia avuto conseguenze. Può essere, piuttosto, comprendere quali tracce siano rimaste e decidere quale posto dare loro nel presente.

A volte l’ansia continua a segnalare un bisogno di sicurezza. Altre volte racconta una perdita che non ha ancora trovato uno spazio adeguato. In altri casi può indicare una difficoltà ad affidarsi nuovamente all’incertezza della vita quotidiana.

Non esiste una sola lettura.

Ed è proprio per questo che, quando una difficoltà persiste, può essere utile non limitarsi a combattere ciò che si prova, ma provare ad ascoltarne il significato.

Un percorso di supporto psicologico può offrire uno spazio in cui fermarsi, mettere ordine nell’esperienza e comprendere meglio il rapporto tra emozioni, storia personale e relazioni, senza dover arrivare al punto di sentirsi completamente sopraffatti.

La pandemia appartiene ormai a una fase diversa della nostra storia, ma per alcune persone ciò che ha suscitato continua a chiedere di essere compreso. E forse il passaggio più importante non consiste nel pretendere di tornare esattamente come prima, ma nel poter abitare il presente con una maggiore libertà, riconoscendo ciò che è stato senza lasciare che continui a decidere ogni possibilità futura.

Se senti che alcune paure, cambiamenti o sensazioni rimaste dopo quel periodo stanno ancora occupando uno spazio importante nella tua quotidianità, puoi trovare nella pagina dei contatti un primo spazio per raccontare ciò che stai vivendo. Se preferisci un contatto più diretto, puoi scrivere su WhatsApp oppure via email a info@stefaniasacco.it: non è necessario avere già una risposta chiara, può essere sufficiente partire da ciò che oggi senti più difficile da comprendere.

Qualora sentissi il bisogno di un confronto, possiamo parlarne insieme.

Qualora sentissi il bisogno di un confronto, possiamo parlarne insieme. Esercito a Bitetto, operando anche su Bari, provincia e online.

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