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Servizi di supporto psicologico

Offro percorsi di sostegno psicologico personalizzati, rivolti a diverse fasi della vita e a differenti bisogni emotivi e relazionali

Chi sono

Sono la Dott.ssa Stefania Sacco, psicologa clinica e di comunità, specializzanda in psicoterapia sistemico-relazionale.
Ho scelto questo lavoro perché credo nel valore delle relazioni e nella possibilità che, attraverso uno spazio di ascolto autentico, le persone possano ritrovare significato, equilibrio e nuove modalità di stare con sé stesse e con gli altri.

Perché si resta in una relazione disfunzionale anche quando si soffre

Quando stare male non basta per andare via

Molte persone si pongono questa domanda dopo mesi o anni di sofferenza: se questa relazione mi fa stare male, perché continuo a restare?

È una domanda che spesso arriva accompagnata da senso di colpa, confusione e frustrazione. Dall’esterno, alcune situazioni sembrano semplici da interpretare. Chi osserva può pensare che basti prendere una decisione, chiudere la relazione e andare avanti. Ma chi vive quel legame dall’interno sa che la realtà è molto più complessa.

Una relazione disfunzionale non si mantiene soltanto perché esistono difficoltà o conflitti. Si mantiene perché, accanto alla sofferenza, continua a esistere qualcosa che tiene unite le persone: speranze, bisogni emotivi, paure, significati profondi che spesso non sono immediatamente visibili.

Per questo motivo, comprendere perché si resta in una relazione disfunzionale è spesso più utile che chiedersi semplicemente perché non si riesce a lasciarla.

Relazione disfunzionale: il legame non è fatto solo di ciò che fa soffrire

Quando si parla di relazioni disfunzionali si tende a concentrarsi esclusivamente sugli aspetti problematici. Eppure le persone raramente restano in una relazione soltanto per il dolore che provano.

Molto spesso restano per ciò che quella relazione rappresenta.

Può rappresentare una possibilità di sentirsi amati.
Può rappresentare una sicurezza contro la solitudine.
Può rappresentare un progetto condiviso, una storia costruita nel tempo o una parte importante della propria identità.

È proprio questa coesistenza tra sofferenza e bisogno che rende il legame difficile da interrompere.

Come emerge anche nelle riflessioni sulla dipendenza affettiva, il problema non riguarda semplicemente la presenza dell’altro, ma il significato che quella presenza assume per il proprio equilibrio emotivo.

Quando la paura della perdita diventa più forte della sofferenza

Uno degli elementi più frequenti riguarda la paura.

Non necessariamente la paura della relazione.

Più spesso, la paura di ciò che potrebbe accadere senza quella relazione.

Paura di rimanere soli.
Paura di non trovare più qualcuno.
Paura di aver investito troppo per poter rinunciare.
Paura di non sapere chi si è senza quel legame.

In questi casi, la sofferenza relazionale e la paura della separazione iniziano a convivere. E talvolta la seconda diventa più intensa della prima.

Questo tema si intreccia spesso con ciò che viene approfondito nell’articolo dedicato alla paura di rimanere soli, dove emerge come alcune paure possano influenzare profondamente il modo in cui costruiamo e manteniamo i legami.

Le relazioni non iniziano nel momento in cui incontriamo qualcuno

Quando una persona si domanda perché continua a ripetere determinate dinamiche, spesso la risposta non si trova esclusivamente nella relazione attuale.

Ogni relazione si inserisce in una storia più ampia.

Portiamo nei legami aspettative, modalità di protezione, bisogni e modelli relazionali costruiti nel tempo. Alcune esperienze possono rendere particolarmente importante sentirsi scelti, riconosciuti o indispensabili. Altre possono portare a tollerare situazioni faticose pur di preservare il legame.

Questo non significa che tutto dipenda dal passato. Significa però riconoscere che le relazioni attivano parti profonde della nostra esperienza emotiva.

In questa prospettiva, comprendere i propri pattern relazionali può aiutare a leggere con maggiore chiarezza ciò che accade nel presente.

Quando il problema non è l’amore, ma la posizione che occupiamo nella relazione

A volte la domanda non è se esista o meno amore.

La domanda è quale spazio riusciamo ad avere all’interno della relazione.

In alcune dinamiche, una persona finisce progressivamente per adattarsi ai bisogni dell’altro, riducendo il contatto con i propri. I confini diventano meno chiari, le rinunce aumentano e il benessere personale passa in secondo piano.

Questa trasformazione spesso avviene gradualmente.

Non si percepisce in un singolo episodio, ma attraverso piccoli adattamenti che, nel tempo, modificano il modo di stare nel legame.

Per questo motivo il tema dei confini nella coppia rappresenta uno degli aspetti centrali nella comprensione delle relazioni che generano sofferenza.

Perché non è una questione di forza di volontà

Una delle convinzioni più diffuse è che restare in una relazione disfunzionale dipenda da debolezza o mancanza di volontà.

Questa lettura rischia di aumentare ulteriormente il senso di colpa.

Le relazioni non sono decisioni puramente razionali. Sono sistemi complessi fatti di emozioni, attaccamento, significati, speranze e paure.

Per questo motivo, il cambiamento raramente avviene attraverso un semplice atto di volontà.

Più spesso inizia quando si sviluppa una comprensione diversa di ciò che si sta vivendo.

Quando si riesce a osservare il legame senza ridurlo a una scelta tra restare o andare via.

Quando si inizia a comprendere quale funzione quella relazione abbia avuto nella propria storia.

Dare un significato prima di cercare una soluzione

Molte persone arrivano a chiedersi come uscire da una relazione disfunzionale.

È una domanda comprensibile.

Ma, in molti casi, il primo passaggio non riguarda ancora l’uscita.

Riguarda la comprensione.

Capire perché quel legame è diventato così importante.
Capire quali bisogni sta cercando di soddisfare.
Capire quali paure emergono quando si immagina una distanza.

Solo a partire da questa consapevolezza diventa possibile costruire scelte più libere e più coerenti con sé stessi.

Un percorso di supporto psicologico individuale può offrire uno spazio in cui osservare queste dinamiche senza giudizio, aiutando a riconoscere non solo ciò che fa soffrire, ma anche ciò che continua a mantenere vivo il legame.

A volte il cambiamento non inizia quando troviamo immediatamente una risposta, ma quando riusciamo a formulare domande più profonde su ciò che stiamo vivendo. Se senti che alcune di queste riflessioni parlano della tua esperienza, nella pagina contatti puoi trovare uno spazio per un primo confronto. Se preferisci una modalità più diretta, puoi scrivere anche tramite WhatsApp oppure via email all’indirizzo info@stefaniasacco.it. Spesso comprendere meglio ciò che accade è già un primo passo verso una maggiore libertà relazionale.

Qualora sentissi il bisogno di un confronto, possiamo parlarne insieme.

Qualora sentissi il bisogno di un confronto, possiamo parlarne insieme. Esercito a Bitetto, operando anche su Bari, provincia e online.

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