A volte ci sentiamo come se fossimo noi la nota stonata in una melodia. Pensiamo: “Sono io che sono troppo ansiosa”, “Sono io che non so farmi capire”, “Sono io che rovino sempre tutto”. Entriamo nello studio di uno psicologo con l’idea di essere un motore guasto da riparare.
Ma se ti dicessi che quella “nota stonata” non è colpa tua, ma dipende da come sta suonando l’intera orchestra?
Lo sguardo che libera
Nel mio lavoro come psicologa sistemico-relazionale, io non guardo mai a una persona come a un individuo isolato. Quando ti ascolto, non vedo solo te: vedo anche le persone che ami, quelle che hai perso, quelle che ti hanno fatto arrabbiare stamattina.
Perché la verità è che noi siamo fatti di relazioni. Siamo il risultato di come veniamo guardati dagli altri e di come noi guardiamo loro.
Spesso, quel malessere che senti – che sia ansia, tristezza o un senso di vuoto – non è un tuo difetto di fabbrica. È un segnale. È il tuo corpo o la tua mente che dicono: “In questo sistema (in questa famiglia, in questa coppia, in questo lavoro) l’aria è diventata irrespirabile e io sto cercando un modo per sopravvivere”.
Come un gioco di specchi
Hai presente quando in una stanza qualcuno sbadiglia e, dopo un attimo, iniziano a sbadigliare tutti? Le emozioni funzionano allo stesso modo. Se tuo figlio è irrequieto, forse sta dando voce a una tensione che c’è tra te e il tuo partner che nessuno ha il coraggio di nominare. Se tu ti senti bloccata, forse è perché stai cercando di proteggere qualcuno senza saperlo.
L’approccio sistemico è questo: smettere di cercare il colpevole e iniziare a cercare il senso. Quando capiamo che il nostro dolore ha un senso all’interno della nostra rete di legami, improvvisamente smettiamo di sentirci “sbagliati”. E quando smettiamo di sentirci sbagliati, iniziamo a guarire.
Cambiando il modo in cui tu vedi le tue relazioni e il posto che occupi nel mondo, anche gli altri intorno a te inizieranno, a muoversi diversamente.
È come un incastro: se tu cambi forma, tutto l’incastro deve cambiare.
Se ti senti stanco di sentirti ‘il problema’, forse è solo perché nessuno ti ha ancora aiutato a guardare il quadro generale. Se ti va di provare a cambiare prospettiva e vedere quali fili muovono il tuo presente, io sono qui.